“Tutto il Mondo è paese”

Tutte le nazioni al mondo stanno lottando e noi siamo tutti in trincea.  Probabilmente solo ora ci rendiamo conto di quanto l’emergenza Covid-19 abbia cambiato il nostro modo di vivere. Abbiamo immaginato la nostra Upward room come una “PIAZZA”, in cui abbiamo incontrato amici da ogni parte del Mondo, ci siamo confrontati, abbiamo sorriso e ci siamo fatti coraggio, da ogni angolo del Globo. Abbiamo viaggiato in America (grazie a Marcello, Andrea e Alessandra), poi in Australia (con Margherita), in Irlanda (con Nunzio), in Francia (con Stefania), in Spagna (con Rezi e Cristian), in Germania (grazie a Vanni e Roberta) e poi in Inghilterra (con Giovanni). 

Quello di sabato scorso è stato un incontro “pieno”, pieno di buoni sentimenti, pieno di buone riflessioni e considerazioni. Noi tutti viviamo in questo “tempo sospeso”, la pandemia globale ci sta abituando ad una forma di quotidianità completamente diversa da quella che ha caratterizzato le nostre giornate fino alla metà dello scorso febbraio. 

I nostri connazionali, sparsi per il Mondo ci hanno raccontato di come hanno percepito, prima degli altri, il pericolo di questa emergenza sanitaria. Chi ha potuto ha chiesto, quasi subito, di poter lavorare da casa. Tale scelta di buon senso, legata all’amor proprio e al rispetto del prossimo, in un primo momento apparsa esagerata, si è rivelata la scelta più giusta.

L’Italia, all’estero (quasi ovunque) è stata etichettata in un primo momento come “untrice”, incapace di gestire l’emergenza. Quando l’epidemia ha iniziato a diffondersi nel resto del Mondo, il Bel Paese è diventato il principale esempio da seguire per affrontare la pandemia.

Molti Paesi, sottovalutando la condizione sanitaria, hanno tardato ad annullare e/o rinviare eventi importanti che comportavano grandi assembramenti di popolazione, destando preoccupazione in chi, grazie alle notizie dall’Italia, aveva una visione più chiara dell’enormità del problema. L’Irlanda ha temporeggiato nell’annullare le parate della festa di San Patrizio ed la partita delle Sei Nazioni Irlanda-Italia, la Spagna nella città di Valencia ha dato il via ai festeggiamenti de “Las Fallas” iniziati ed annullati in itinere. 

Dobbiamo rilevare che l’annullamento dei grandi eventi, in Italia come nel mondo, ha creato un forte shock ed ha creato più consapevolezza sulla alla gravità del problema.

Ogni realtà, con le proprie particolarità e convinzioni, ha dovuto modificare le proprie abitudini in maniera repentina oltre ogni supposizione. Andrea ci ha raccontato che in America le città caratterizzate da un “Gangster approach” si sono via via trasformate “Zombie Town”. L’Australia di Margherita ha costretto al rimpatrio tanti nostri connazionali che vivevano lì per studio o per lavoro, lasciandoli orfani dei loro sogni e squattrinati, dato i costi eccessivi dei biglietti di ritorno. La Germania che ci ha descritto Roberta ha avuto un approccio più “leggero”, Lipsia sta vivendo il momento come una “semplice” riduzione del ritmo lavorativo, come se la città fosse in vacanza. Marcello, da New York, ha sottolineato l’importanza del contributo iniziale che ha dato l’Italia esprimendo, però la sua preoccupazione sulla velocità della reazione politica italiana in merito agli aspetti economici del paese.

Il tempo è stato poco, soprattutto rispetto all’entusiasmo dimostrato da nostri amici lontani, che comunque ci hanno permesso di riflettere anche su alcuni aspetti più esilaranti. Chi l’avrebbe mai detto che mentre in Italia sono tutti in cerca di lievito per fare il pane in casa, in Australia e America il bene più ricercato fosse la carta igienica! 

Quasi a conclusione abbiamo chiesto a tutti i nostri ospiti di raccontarci le loro preoccupazioni e le aspettative per il futuro. Alessandra, da San Francisco, si preoccupa del modo in cui questa situazione influenzerà il nostro agire futuro. Da Parigi, Stefania sottolinea l’importanza di un’Europa che sia realmente unita ed in grado di affrontare in maniera condivisa questa sfida così importante. 

Si sono dette tante cose, ci sono stati tanti spunti di riflessione e input da approfondire ma nella domanda finale c’è stato un fil rouge che ha accomunato proprio tutti. Alla fine del loockdown due sono le cose che faremo: andremo nel nostro ristorante preferito e abbracceremo i nostri cari come mai abbiamo fatto prima.

È proprio il caso di dirlo, “Tutto il Mondo è paese”.

Claudia Greco