
Donne e diritti: una battaglia senza fine.
Parlare di diritti delle donne non è un tema banale. Certamente la situazione è in parte migliorata rispetto agli anni passati, ma c’è ancora molto lavoro da fare. È sbagliato pensare che i nostri diritti siano ormai consolidati ed inattaccabili, perché purtroppo non è così.
In questi ultimi mesi sembra che tutto quello che davamo per scontato debba essere difeso con le unghie e con i denti. Torna, infatti, a farsi strada, seppur ancora in modo abbastanza subdolo, l’idea che la donna debba restare a casa ad occuparsi della famiglia, mentre l’uomo dovrebbe lavorare ed occuparsi del sostentamento economico di questa.
A questo si aggiunge la spinta di quei movimenti che puntano all’abrogazione della legge 194. Sia chiaro, non è mio dovere dire se è giusto o meno ricorrere all’aborto. Si tratta di un tema molto delicato che tira in ballo diritto ed etica, ma ciò che è certo è che uno Stato dovrebbe garantire dei diritti ai propri cittadini, poi sta a questi ultimi usufruirne o meno. Ricordiamo anche che si sta parlando di temi molto delicati, che riguardano la coppia ed in particolar modo le donne, ma sopratutto si sta parlando di scelte che non vengono fatte a cuor leggero. Quello che si può constatare è come si stiano compiendo notevoli passi indietro su questo versante. Si tratta, infatti, di una limitazione dei diritti delle donne e di una pretesa di voler decidere per loro.
Non si può poi trascurare il tema delle oggettive difficoltà che una donna incontra nel mondo del lavoro. Oltre ad una questione meramente salariale (le donne infatti guadagnano meno degli uomini) e di difficoltà nel raggiungere ruoli apicali, che restano ancora una prerogativa maschile, è importante sottolineare come per una donna con figli sia complicato trovare lavoro, o riuscire a mantenerlo, e come non ci sia un aiuto in termini di asili nido aziendali, ad esempio, e sostegno ai genitori che lavorano e magari non possono contare sul l’aiuto di parenti. In questi casi, il più delle volte le donne sono costrette a rinunciare al proprio lavoro per poter restare a casa ad accudire i figli. A questo bisogna aggiungere le battutine di cattivo gusto, che fanno nascere un senso di colpa ingiusto nelle mamme lavoratrici, solo perché queste, oltre a voler lavorare, hanno scelto di non voler rinunciare a crescere i propri bambini e, talvolta, sono costrette a chiedere qualche giorno di permesso (che poi è un loro diritto) perché i bimbi sono ammalati. Questa situazione non si può risolvere con un semplice bonus bebè, ma richiede l’adozione di politiche per le donne e per la famiglia più efficaci. Nel frattempo, sono state eliminate definitivamente le dimissioni in bianco (dimissioni firmate in anticipo al momento della firma del contratto, e successivamente completate con la data e la motivazione delle dimissioni), che riguardavano in larga misura donne costrette a dimettersi dopo il matrimonio o la prima gravidanza.
È importante ribadire che la donna non è solo colei deputata all’accudimento della casa. Possiamo occuparci di lavoro, politica, musica, ambiente, economia, insomma essere tante altre cose e non solo l’angelo del focolare. La discussione, però , non può essere esaurita all’interno di un blog, altrimenti si rischierebbe di semplificarla, ma necessita di un approfondimento serio, soprattutto per gli argomenti da trattare, che sono ben più di quelli qui brevemente esposti.
In tutti questi anni una strada era stata tracciata per garantire alle donne pari diritti, anche attraverso dure battaglie che hanno visto impegnate le nostre nonne e le nostre madri, adesso questo percorso sembra a mano a mano sgretolarsi sotto i nostri piedi. E non dovremmo essere solo noi donne a lottare, ma anche i nostri fratelli, compagni, mariti, padri, amici. Insieme si va più lontano.
Francesca Bellè