I ragazzi di Upward con un video in “Se questo è un uomo” di Primo Levi

 

Siamo molto sensibili al tema della memoria e del ricordo di ciò che è stato.

Rabbrividiamo al solo pensiero che quella fabbrica di morte sia esistita solo 76 anni fa.

Ci spaventa il fatto che ancora oggi di campi di concentramento sia pieno il mondo: in Corea del Nord, in Cina i Laogai, in Myanmar, in Malaysia, in Bangladesh dove vivono i Rohingya. Nelle isole di Christmas, Nauru e Manus dove vengono ammassati migranti e richiedenti asilo che vivono in condizioni disumane. In Turchia in cui vivono senza assistenza 3,6 milioni di rifugiati siriani. In Libia dove vengono rinchiusi i migranti dell’Africa subsahariana che sognano l’Europa o l’Italia. E ancora in Iraq, in Siria, nei Paesi dell’Asia Centrale, in Eritrea e nella Repubblica Centrafricana. E in alcuni Paesi Occidentali.

Nel giorno della memoria pensiamo a tutti quei milioni di persone che questa mattina si sono svegliati vivendo quello stesso orrore.
E l’hanno vissuto ieri.
E lo vivranno domani.

A questo serve la memoria: ad ACCORGERSI di cosa ci circonda.