
Un Mondo Complesso ha bisogno di nuove soluzioni
Cosa ci sta insegnando l’attualità? E quale soluzione si può trovare
In un’epoca di trasformazioni e di interrelazioni tra Paesi, istituzioni, eventi e fenomeni emergenti politici, geopolitici e quindi culturali e sociali, la teoria della complessità ci viene in aiuto per trovare soluzioni sistemiche a problemi, appunto, complessi. Lungi da me trovare soluzioni a tutto, questo articolo vuole tentare di trovare spunti di riflessione per un’analisi più vicina alla realtà dei fenomeni cercando di non fermarsi alla superficialità o alla semplicità delle cose, per permettere lo sviluppo di un pensiero critico perché ritengo che si è cittadini se si partecipa, se ci si informa, nel migliore dei modi possibili, data la situazione di partenza dell’individuo, persona e cittadino che ha diritti e doveri civici così come sancito dalla nostra Costituzione.
È necessario, quindi, un pensiero interdisciplinare che superi il riduzionismo di pensiero ma porti a pensare le cose sviluppando una visione d’insieme dei fenomeni[1].
In particolare, citando Niklas Luhmann:
“Tutti i sistemi sociali si situano in un “ambiente” (Umwelt) complesso e multidimensionale, con quale devono fare i conti per poter sopravvivere. Infatti, l’ambiente è decisamente più complesso del sistema, ha più variabili, è imprevedibile: in definitiva, è ambiente tutto ciò che non fa parte del sistema.”[2]
L’incertezza è quindi una variabile fondamentale che porta l’individuo e quindi la collettività spinta dai media e dai fenomeni emergenti in una certa direzione, a seconda del modo di vedere del singolo, dei vissuti personali e delle caratteristiche del suo personale ambiente di vita. In tutto questo la soluzione può essere il pensiero critico per sviluppare un’opinione libera ma informata. Ma che cosa è il pensiero critico? Il pensiero critico è un tipo di pensiero che consiste nell’analisi dei fatti, delle prove, delle osservazioni e degli argomenti disponibili per formare un giudizio attraverso i processi mentali[3]. In particolare, si ritiene indispensabile un maggior spirito critico all’interno della attuale società della conoscenza e dell’informazione (in cui è sempre più difficile distinguere, soprattutto per persone meno alfabetizzate, l’informazione reale da quella falsa o deepfake/fake news); questo perché permetterebbe un rafforzamento delle democrazie, una maggior conoscenza e il superamento di euristiche o bias (credenze, pregiudizi e stereotipi) come l’euristica di ancoraggio o rappresentatività.
In una situazione geopoliticamente ed a tratti anche civile difficile la soluzione sembra essere quindi non facilmente a portata di mano, ma quanto meno possibile. In definitiva, ci tengo a dire che avere una visione plurale ed olistica delle cose, come direbbe Edgar Morin, può essere un’opportunità per comprendere il diverso, che non è una minaccia ma è una risorsa con cui costruire qualcosa.
“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (…) Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia.”
Antonio Gramsci
Giuseppe Filomena
[1] Edgar Morin (2017), La sfida della complessità
[2] https://www.filosofico.net/luhmann.htm Per maggiori approfondimenti: Baraldi, C., & Corsi, G. (2017). Niklas Luhmann: Education as a social system (pp. 1-4). Cham: Springer.